Indonesia, il primo (più antico) paese produttore

Oggi sbarchiamo lungo le affascinanti coste dell’Indonesia, arcipelago del sud-est asiatico formato da migliaia di isole vulcaniche e oasi naturalistiche, patria di molti gruppi etnici con centinaia di varietà linguistiche e culturali diverse. C’è però una tradizione che caratterizza tutto il popolo indonesiano sotto un’unica grande cultura: il caffè.

L’Indonesia esporta caffè in Europa dal XVIII secolo, attraverso quella che è rimasta storicamente famosa come la Compagnia delle Indie Olandesi. Se in principio la prima qualità era di specie Arabica, agli albori del 1900 i produttori indonesiani iniziano a orientarsi anche verso la coltivazione della Robusta, notevolmente più resistente alle malattie e ai cambiamenti climatici.

Oggi, infatti, gran parte del caffè coltivato in Indonesia è della specie Robusta, prodotto in piantagioni di piccole dimensioni e cresciuto attraverso un’agricoltura non intensiva. Non tutte le isole dell’arcipelago però permettono una coltivazione significativa. Fra le più note, e anche le più ricche in termini di produzione, ne riconosciamo alcune che, per caratteristiche e dimensioni, meglio si prestano alla coltivazione di caffè. Ogni isola possiede un microclima unico che dà luogo a varietà  dai tratti ben riconoscibili.

Le pricipale aree di produzione

La prima isola che si incontra da est è Sumatra, la più grande delle isole indonesiane. Qui, il caffè è coltivato nelle estremità settentrionali e meridionali, di norma a un’altitudine compresa da 800mt e 1500mt. Il caffè è lavorato attraverso il metodo denominato Giling Basah, noto a livello internazionale  come wethulled, ovvero un procedimento che potremmo tradurre come decorticato a umido, che dona ai chicchi un colore verde intenso  tendente al blu molto caratteristico.

Segue l’isola di Sulawesi, famosa per aver proseguito l’antica tradizione della coltivazione di caffè Arabica Typica, che infatti è ancora la varietà più coltivata in quest’isola. Qui si trovano caffè lavorati attraverso i metodi wethulled o lavati, coltivati sulle principali alture dell’isola, nella parte occidentale e sud-occidentale. È un caffè dal sapore intenso dalle note calde di nocciola e miele, con chicchi piuttosto grandi e lisci.

Ultima ma forse la più famosa, l’Isola di Java. Qui il caffè è coltivato soprattutto di specie Robusta e cresce nelle piantagioni più vaste di tutto l’arcipelago indonesiano, di solito ad altitudini medio – basse. Nell’isola di Java il caffè subisce un rigido controllo da parte delle autorità e dello Stato, eredità storica dell’epoca coloniale olandese. Fu tra le prime isole a esportare in maniera massiccia caffè verde nel mondo, da dare il nome ad una varietà molto diffusa di Arabica Typica.

Il suo nome è ancora oggi associato alla parola “caffè”, tanto da essere spesso usato come sinonimo, soprattutto negli Stati Uniti dove tuttora una tazza viene chiamata “A cup od Java” poi trasformatosi in “A cup of Joe” ( o meglio “a cuppa joe”)

Kopi Luwak: il caffè più costoso al mondo

Arriva proprio dall’Indonesia il caffè che negli ultimi anni sembra aver conquistato i turisti di tutto il mondo. Parliamo di un metodo di lavorazione tipico in Indonesia e oggi famoso anche su diversi social media: il Kopi Luwak.

Si tratta di un caffè digerito da un animale, lo zibetto della palma, denominato appunto Luwak (mentre Kopi sta per “caffè” in lingua locale). È un animale curioso, che assomiglia ad una donnola e si arrampica sugli alberi ad alto fusto. Queste creaturine e il caffè che ne deriva, hanno raggiunto una popolarità a livello globale in particolar modo dopo il 2017, anno di uscita del film “Non è mai troppo tardi” con Jack Nicholson e Morgan Freeman, dove viene  citato e si fa riferimento al valore etico e qualitativo della vita.

Oggi paradossalmente questi animali sono invece più famosi per ragioni opposte all’etica, dal momento che per produrre il caffè in quantità massicce, essi vengono rinchiusi nelle gabbie e nutriti artificialmente con bacche di caffè. Per questo motivo, molte associazioni ambientaliste e di salvaguardia degli animali selvatici, stanno boicottando la sua diffusione.La lavorazione in origine seguiva  un processo naturale molto semplice. è un caffè i cui chicchi infatti vengono prima mangiati, poi parzialmente digeriti e infine escretati dagli zibetti delle palme. Lo zibetto è ghiotto della parte morbida ed esterna del frutto, ma non ne digerisce il chicco all’interno, che è fondamentalmente legnoso,e quindi lo espelle.

È proprio questa parziale digestione e un processamento che potremmo definire di “fermentazione intestinale” a rendere unico e certamente particolare questo prodotto. Bere questo caffè significa, per molti, abbracciare a 360° le tradizioni indonesiane e sperimentare qualcosa di unico al mondo.

La Cooperativa Ketiara

È una cooperativa indonesiana con una gestione interamente al femminile, con l’obiettivo di produrre caffè in modo equo e sostenibile. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’ecosistema locale, per questo il caffè viene coltivato nelle montagne boscose che circondano il parco nazionale del Leuser, avendo cura dell’habitat naturale e delle specie faunistiche che lo abitano, senza l’utilizzo di pesticidi chimici. La complessità di questo caffè e l’impegno di chi lo produce sono una prova di cura e dedizione nella coltivazione e nella lavorazione post-raccolta.

Tutta la cooperativa è impegnata in pratiche commerciali eque, dalla coltivazione fino alla commercializzazione del prodotto; il loro modus operandi crea valore condiviso tra produttori, commercianti, torrefattori e consumatori.

Il caffè verde di Ketiara è certificato biologico e privo di sostanze nocive per l’ambiente usate spesso nella produzione intensiva. Si tratta di una cooperativa piccola ma importante, dove ogni persona e ogni meccanismo sono funzionali al corretto svolgimento delle attività. Ketiara non offre solo caffè in loco, ma si dota anche di diversi generi alimentari e di un negozio online per supportare le comunità locali. Il prodotto che ne risulta è un caffè fresco, pulito, e molto fruttato.

L’attività è orientata inoltre al coinvolgimento attivo della generazione di coltivatori più giovani, per contribuire la continuità nella produzione supportando allo stesso tempo le migliaia di famiglie  a livello locale.

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